Addio alle 50.000 immissioni in ruolo promesse nel mondo della scuola?
Come tutti gli anni si ripropone il problema dei precari del mondo della scuola: a giugno si viene regolarmente licenziati e per i mesi estivi ci si deve accontentare del sussidio di disoccupazione. Peccato che i precari e le loro famiglie abbiano la cattiva abitudine di mangiare anche d'estate! Ma il vero problema riguarda le attività didattiche: non possiamo sapere in che scuola insegneremo l'anno successivo e dunque non è possibile pianificare attività su più anni consecutivi. Ogni anno si ripete il balletto dei supplenti temporanei, nominati a settembre/ottobre e spesso sostituiti dall'avente diritto a novembre (?), dicembre (?), gennaio (?). Con ogni nuovo docente cambia inevitabilmente il metodo di lavoro e si perde tempo per riannodare i fili delle attività.
È questa la scuola che vogliamo? È questa la preparazione che riteniamo utile per le future generazioni? Che Paese diventeremo di questo passo?
Il futuro delle nazioni moderne si costruisce sulla preparazione culturale, scientifica, tecnica, artistica dei giovani! Se non interveniamo subito rischiamo di peggiorare il percorso di declino che abbiamo già intrapreso!
segue all'interno...
Abbiamo bisogno di stabilizzare il personale docente e di elevare i risultati scolastici dei nostri ragazzi. Non è solo una questione di soldi, è soprattutto una questione di attenzione e di importanza data alla scuola e alla formazione.
Quest'anno dovevano essere immessi in ruolo 50.000 docenti. Già a marzo si parlava di 35.000 unità, poi si è scesi a 25.000 e ora si parla di 18.000, più o meno corrispondenti ai pensionamenti.
Le cifre possono anche essere imprecise, in quanto si sta parlando di indiscrezioni, però emerge un dato di fatto: la scelta di mantenere un alto tasso di precariato all'interno del mondo della scuola. Questa tendenza si ha già da tempo e, a quanto ho capito, è una scelta cosciente.
Sono triste.
Spendiamo ogni anno molti soldi nelle cose più stupide e tralasciamo un aspetto fondamentale per il futuro della nostra società. Potrei capire se non vi fossero risorse, e in effetti ve ne sono poche, ma visti gli sprechi cui assistiamo tutti i giorni non si può non rimanere profondamente delusi nel vedere che per far quadrare i conti anzichè tagliare sugli sprechi si taglia sull'istruzione.
Riflettiamo tutti sul nostro futuro e su quello dell'Italia: è questa la strada che vogliamo seguire?
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